Con quest’anima inquieta

poesia-manoscritti-05

Il guardiano delle macchine

Venni dal Sud con la mia valigia
(di cartone)

Il padrone
gettò al volo cinquanta lire
al guardiano delle macchine:
“tieni ragazzo, divertiti!”
Le cinquanta lire rotolarono
sull’asfalto fermandosi
vicino ad un tombino.
Soddisfatto il padrone
entrò nell’hotel
con la sua puttana.
Guardai la moneta
allungai il piede
spingendola nel buco.
Pioveva. Lunga,
lunga la strada
per la periferia. Quella
sera non presi il tram,
mi mancavano cinquanta lire.

Venni dal Sud con la mia valigia
(di cartone)

S.Vittore 25 marzo 1970

___?____

Sul pentagramma della vita
Lacrime di vetro
Silenzi
Macigni
Sbarre
Sbarre
Sbarre

S.Vittore 5 luglio 1970

Sfogliando il vangelo

Il Signore disse:
“Date a Cesare
quel ch’è di Cesare
e a Dio
quel ch’è di Dio”.

Con questa formula
per duemila
anni
m’hanno
imbrogliato
Signore.

Volterra 15 ottobre 1970

Ricordi di periferia

Oziare di notte
Lungo i muri
Solo
Tra la nebbia
Piole
Di periferia
Strade indifferenti
Alle luci
Portoni improvvisi
E indovinare
Prossimi prati
E laggiù le montagne
Per fare il tuo discorso
Ahi! le notti
di periferia
Tornare esausto
Ancora una volta
Prima dell’alba
Pronto alla pena
D’un altro giorno
Senz’avere sprecato
Neppure un’ora.

Volterra 30 gennaio 1971

Tribunale del popolo

Cancelliere: “Compagni silenzio entra
(la corte!”)
Presidente: “Introducete l’imputato”
Cancelliere: “Questo tribunale è
(costituito)
dai compagni
Bruni, meccanico
Gianni, taxista
Rossi, contadino
Paoli, studente
Neri, pensionato
Presiede il compagno Boni, tranviere”
Accusatore: “L’imputato ha confessato,
propongo sia interrogato”
Presidente: “Compagno imputato,
perchè hai commesso
questo reato?
Vuoi dirci in cosa
abbiamo sbagliato?”

Volterra 13 febbraio 1971

Con quest’anima inquieta

Come una vecchia
Amica tornò Ancora la pioggia
A battere il tempo
Sul selciato

E la terra
La riceve tutta
Nel grembo
Mentre sorridono
Gli alberi
Nel respiro della primavera

Anch’io m’appresto
A riceverla
Con quest’anima inquieta
Che smania
E che vuol correre
Nei prati
Appena bagnati.

Volterra 14 marzo 1971

Traduzione al Sud

Imbrigliato
Sono sceso al sud del paese
teoria di binari e di mare
Scorre veloce il sangue
Manette d’ira
Poi nel vento,
stanchi
si rilassano i polsi
alla malinconia.

Augusta 6 marzo 1972

I limiti

Han posto limiti
alle ore
al pianto
al sorriso
alla grandine.
Evidenti si fanno i limiti
del giorno
della luna
della ragione
della speranza.
Spaventosi limiti
dell’uomo
della vita
della giustizia
dell’onestà.
E il piacere si spezza sulla
Via Lattea
senza godere
nella notte
breve come i limiti
del vetro
che penetra
in corpi
chiusi
entro gusci
troppo fragili per sostenere
l’imperativo:
produrre
produrre
in limiti crudeli di libertà.

Lecce maggio 1972

Da te

Venire da te
liberarsi di tutti i motivi
e abbandonare
i muscoli tesi
oltre ostacoli ferrosi
e poi correre tutta la notte
portando nel pugno una stella

E tu, continuo pensiero
che lasci sgombra la mente
e impasti i colori più chiari
per dare più luce alla pelle

Ma è il verde che domina:
un grido continuo per l’anima

fatica,
fatica d’entrarti
per essere tutt’uno con te.

Porto Azzurro 29 giugno 1972

Conosco

Conosco attimi
d’aria e di ferro
campi di papaveri
e cristi inchiodati

conosco rumori
del cuore
i silenzi repressi
e momenti d’ira
e l’ansia
di un’atroce domanda:
“ora, adesso…dove sei?”

ma pure – qualche volta-
ho conosciuto la calma
gli scoppi di risate inutili e,

riconosco poi, il cambiare
delle stagioni, dai fiori
nati in carcere

ma conosco pure
tutte le sfumature del verde
quando ti stringo le mani.

Procida 10 luglio 1972

A Mara

Fu scarno il commiato
dei compagni

poi
colonne di piombo
a lacerarti

insinuare negli animi deboli
una fragilità
ch’è patrimonio
tutto borghese

la nostra prece
ha sfumature diverse

nella mente
precisi gli obiettivi

e nel cuore
resta fissa
la generosità tua
che
a braccia spalancate
tutto hai dato
sotto un cielo
chiaro di giugno

Favignana giugno 1975

Il campo della gloria

E nei vostri sudari
sentirete crescere la vita
così come l’avete voluta,
umanizzata. Verremo lì
a discutere i programmi
e a sostare, fumando,
nelle notti d’estate.

Un grande ideale campo
curato dalle nostre coscienze…
in questo campo, aperto ai bimbi
e limitato alle stagioni,
raccoglieremo i nostri morti.

Saluzzo 25 aprile 1977